originale
Io non sono un albero, ma lo ero;
e non ho più le foglie, ma le avevo.
Vivevo nel tronco dell’ebano nero;
nel bianco del ramo del faggio coevo.
Io sono già stata ramo e poi trave;
ed un mollusco nel grembo del mare.
Io sono già stata rame e poi chiave;
ed ape nel cielo di un alveare.
Ho letto ogni libro, ascoltato ogni canzone;
parlato ogni lingua, indossato ogni colore;
sceso, un milione di volte, le scale dell’androne;
Ed ho morso ed ingoiato, vivo, ogni sapore.
Io sono stata madre e padre, dolce ed amaro;
e poi quel mio figlio mai nato, artista e scienziato.
E, come Ulisse, desidero essere ignaro;
e poi musa e poeta. L’amante, l’amato.
nuova nuova
senza farlo apposta
Io non sono un albero, ma lo ero;
ho il cellulare spento
e non ho più le foglie, ma le avevo.
senza farlo apposta
le cose più grandi somigliano al tempo
senza farlo apposta
io sono già stata ramo e poi trave;
cammino controvento
ed ape nel cielo di un alveare
senza farlo apposta
le cose più vere richiedono un senso
/ son fatte di argento
mi guardi mi vedi e compi un bel gesto
l’unico derivato animale che mangia gaia è lo smegma
Io sono già stata rame e poi chiave;
ed ape nel cielo di un alveare.”
nuovo: ogni tartaruga
adattato per “ognitartaruga”
Io non sono un albero, ma lo ero;
e non ho più le foglie, ma le avevo.
Vivevo nel tronco dell’ebano nero;
nel bianco del ramo del faggio coevo.
Ho letto ogni libro, ascoltato ogni canzone;
sceso, un milione di volte, le scale dell’androne;
parlato ogni lingua, indossato ogni colore;
Ed ho morso ed ingoiato, vivo, ogni sapore.